Il ricatto e l'orgoglio

Il ricatto europeo sull’Ungheria funziona: il fiorino è collassato ai suoi minimi, l’ultima asta di bond a un anno è andata male (sono stati acquistati 35 miliardi di fiorini, poco più di 142 milioni di dollari, su 45 offerti, a un tasso del 9,96 per cento, quando all’ultima asta, il 22 dicembre scorso, il tasso era al 7,91), gli investitori temono un default a breve, con conseguente contagio. L’Europa, con il dipartimento di stato e il Fondo monetario, dice: o metti mano alle leggi che hai appena approvato o non vedi neanche un soldo.
6 GEN 12
Ultimo aggiornamento: 18:43 | 9 AGO 20
Immagine di Il ricatto e l'orgoglio
Il ricatto europeo sull’Ungheria funziona: il fiorino è collassato ai suoi minimi, l’ultima asta di bond a un anno è andata male (sono stati acquistati 35 miliardi di fiorini, poco più di 142 milioni di dollari, su 45 offerti, a un tasso del 9,96 per cento, quando all’ultima asta, il 22 dicembre scorso, il tasso era al 7,91), gli investitori temono un default a breve, con conseguente contagio. L’Europa, con il dipartimento di stato e il Fondo monetario, dice: o metti mano alle leggi che hai appena approvato o non vedi neanche un soldo.
L’Ungheria ha bisogno di quei soldi, naturalmente: dovrebbe iniziare a febbraio a ripagare i debiti contratti con il Fmi nel 2008 e intanto ha fatto richiesta per un nuovo bailout da 15-20 miliardi di euro. Così il capogruppo di Fidesz, partito di governo, János Lázár, ha rilasciato un’intervista in cui dice: siamo pronti ad accettare alcune condizioni – “che non contrastino con il nostro interesse nazionale” – del Fmi e dell’Ue in modo da rilanciare i negoziati (congelati per le famigerate leggi “liberticide”, quelle che assomigliano ad altre applicate in gran parte dell’Europa). In particolare, il governo di Orban è disposto a integrare le norme che tolgono potere alla Banca centrale ungherese con le raccomandazioni imposte dalla Bce, che in sostanza significa non portare avanti la fusione tra l’Istituto centrale di Budapest e il Comitato monetario, un’agenzia di governo che avrebbe l’ultima parola sull’operato della Banca centrale. Si tratta di uno scontro puramente politico: il governatore, András Simor, è accusato da Orban di essersi sottomesso alle richieste dei governi social-liberali che hanno portato il paese al crollo (nel 2008, l’Ungheria è stato il primo paese salvato dal Fmi). Ma il mandato di Simor scade nel 2013: nei calcoli di Orban può starci una concessione all’Ue, tanto la faida è destinata comunque a esaurirsi.
Si accontenteranno europei, Fondo e americani? Molti pensano di sì: l’accusa di liberticidio è solo il paravento a un ricatto economico cui Bruxelles sottopone molti paesi. Altri dicono di no: si sta configurando la più grande ingerenza comunitaria sulla struttura politica e valoriale di un paese. In nome di un liberalismo a corrente parecchio alternata.